𝓐𝓼𝓹𝓮𝓽𝓽𝓪𝓷𝓭𝓸 𝓵𝓪 𝓖𝓲𝓻𝓪 𝓩𝓪𝓹𝓪𝓽𝓲𝓼𝓽𝓪 …

Amiche, amici e amicie della Gira zapatista…nell’attesa del calendario e dei dettagli dell’iniziativa in cui, se tutto va bene e se ce la mettiamo tutta, incontreremo la delegazione zapatista in visita e invasione concordata del vecchio continente, preoccupiamoci di leggere, studiare e approfondire i temi dello zapatismo.
L’autogoverno, il comandare-obbedendo, l’educazione autonoma, le case della salute, gli incontri internazionali delle donne, la nascita e la storia dell’Ezln, del Congreso nazionale indigeno, della Giunta di buon governo, dei caracoles, etc…
Trovate, nel nostro banco di autofinanziamento, una serie di testi, utili per approfondire, innamorarsi, trovare pretesti per amare ancora di più questa avventura:
– Sin pausa pero sin miedo – Note per una storia critica dell’Ezln, di Jéròme Baschet, ed Kairos
– El acuerdo es vivir – Interventi e comunicati delle donne ribelli dell’Ezln, ed. Kairos
– Educazione autonoma in Messico, Chiapas e Oaxaca. Nodo solidale, Ed. Kairos
Nel nostro banchetto troverete anche libri, cd, e prodotti offerti da amici, amiche, compagni, compagne e compagnoe della Gira: diversi libri edizione Archivi del Sud (Alghero), due opere musicali di Claudia Crabuzza, la Farina biologica e amica della terra dell’azienda Le orme del vento, il Cafè rebelde,
le stampe con i sette Principi zapatisti del Comandare obbedendo, illustrate da Sette Artist* di pregevole tratto e gentile cuore, e molti altri libri donati da compagne e compagni.
Dove trovate i banchetti e i prodotti?
A Sassari:
– al circolo Tirrindo, in Via Masia 2
– A Sa Domu de torus, in Via Frigaglia 14b
Per Cagliari e Oristano potete scriverci qui su Fb, o agli altri contatti del coordinamento!
𝓟𝓮𝓻 𝓭𝓲𝓻𝓸 𝓾𝓷 𝓷𝓾𝓸𝓿𝓸 𝓝𝓸 𝓹𝓮𝓻𝓮𝓷𝓽𝓸𝓻𝓲𝓸 𝓮 𝓿𝓲𝓼𝓬𝓮𝓻𝓪𝓵𝓮 𝓪𝓵 𝓬𝓪𝓹𝓲𝓽𝓪𝓵𝓲𝓼𝓶𝓸 𝓮 𝓪𝓫𝓫𝓻𝓪𝓬𝓬𝓲𝓪𝓻𝓮 𝓵𝓪 𝓿𝓲𝓽𝓪, 𝓬𝓸𝓶𝓮 𝓾𝓷𝓲𝓬𝓪 𝓹𝓸𝓼𝓼𝓲𝓫𝓲𝓵𝓲𝓽𝓪̀!

𝓜𝓸𝓼𝓽𝓻𝓪 “𝓢𝓽𝓸𝓻𝓲𝓮 𝓭’𝓪𝓶𝓸𝓻𝓮, 𝓿𝓮𝓷𝓭𝓮𝓽𝓽𝓪 𝓮 𝓻𝓲𝓿𝓸𝓵𝓾𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮”

Nell’ambito delle numerose iniziative dedicate alla raccolta fondi rivolta alla Gira Zapista, l’assemblea di sassari del Coordinamento presenta la straordinaria mostra “Storie d’amore, vendetta e rivoluzione”, personale dell’artista Zuanna Maria Boscani, artista politica, che raccoglie , iconografie, biografie e storie esemplari di donne rivoluzionarie, della storia sarda e mondiale. Tra queste la Comandanta Ramona.
L’inaugurazione si terrà venerdì 9 luglio alle h 19:30 presso la sede di Sa Domo de Totus, in Via Frigaglia 14B alla presenza dell’artista.

Sarà possibile sostenere la campagna di autofinanziamento tramite un ricco buffet e servizio bar.
La mostra e la campagna di autofinanziamento continueranno tutti i giorni da venerdí 9 luglio fino a sabato 17 luglio dalle 19:30 alle 21:30.
Sarà presente il banchetto di autofinanziamento, con i libri edizioni Kairos, il caffè Rebelde, le stampe di Lapaz, e tanto altro!

Parlano di noi …

Desinformémonos è un progetto di comunicazione autonoma, libera e indipendente, fondato da un gruppo di giornalisti, persone dei movimenti sociali, intellettuali e accdemici, uomini e donne di varie generazioni che cercano di costruire spazi dei espressione in e dal Messico, dove ha base la sede. Il consiglio editoriale ha però anche sedi in Argentina, Brasile, Francia, Spagna, Italia e Germania; collaboratori in Bolivia, Uruguai, Cile, Venezuela, Colombia, Bergio, Grecia, Giappone, Turchia, Palesina, India, Ucrania, Vietnam…e altri angoli del mondo.

Ci hanno intervistato, e il 31 maggio 2021 è uscito un articolo che parla della storia e delle lotte sarde.

Buona lettura!

https://desinformemonos.org/el-encuentro-con-las-zapatistas-nos-hace-preguntarnos-como-queremos-vivir-en-nuestras-comunidades-colectivos-de-cerdena/


ADERISCI A su Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021 – Sardigna zapatista

Sardigna, 28 de su mesi ‘e làmpadas de su 2021,
 
LETTERA APERTA SULLA GIRA ZAPATISTA E SUL POSSIBILE ARRIVO DI UNA SUA DELEGAZIONE IN SARDEGNA NEL 2021
Prospettive politiche e pratiche di incontro
  
AI TERRITORI, MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI, COMITATI, GRUPPI FORMALI E INFORMALI, DONNE, UOMINI E ALTRƏ DELLA SARDEGNA CHE LOTTA NELLE FORME PIU’ DIVERSE
Carǝ tuttǝ, 
vi scriviamo per accertarci che la grande chiamata all’organizzazione dell’accoglienza della delegazione zapatista, che ad oggi, con sempre maggiore probabilità, solcherà le coste della nostra isola, sia arrivata sino a voi. 
Un coordinamento, colorato ed eterogeneo, del quale troverete informazioni aggiornate in questa comunicazione, si è costituito da gennaio 2021, per lavorare alla piattaforma politica e logistica che accoglierà la delegazione nell’isola. 
Ci preme l’adesione di singolǝ e di gruppi, associazioni, movimenti e partiti, una adesione che sia di ampio spettro, così da assolvere all’invito zapatista, che è quello di incontrare le realtà in lotta dei vari territori del vecchio continente. 
Come si fa ad aderire? 
Si può venire in assemblea per lavorare attivamente offrendo il proprio attivismo, le proprie competenze e la propria gioia al percorso di creazione dell’accoglienza, e/o aderire con la propria sigla, alla lista dei gruppi, movimenti, associazioni, partiti e quant’altro, che sarà pubblica nel blog https://sardignazapatista.noblogs.org/ che abbiamo aperto. 
Perciò vi invitiamo a rispondere con la vostra adesione, e/o comunicarcela alla mail zapatistasinsardigna2021@riseup.net inserendo
NOME COMPLETO DEL GRUPPO – LUOGO 
L’adesione al coordinamento si basa principalmente sull’adesione alla magnifica Declaraciòn por la vida, delLA quale diamo invito alla lettura al link: 
Di seguito la cronistoria aggiornata di questi mesi  che racconta chi siamo e cosa vogliamo fare.
Vi aspettiamo a braccia aperte in assemblea, un’assemblea aperta, colorata, che desidera unire le forze e dare voce e spazio alle realtà in lotta della nostra amata isola. 
Riepilogo delle puntate precedenti: un pò di storia
Nell’ottobre 2020 alcuni comunicati zapatisti hanno segnalato l’intenzione, da parte degli indigeni ribelli del Chiapas de abajo, di solcare il mare nel 2021 e cominciare a percorrere il mondo, a partire dall’Europa. Il motivo: i 500 anni dalla conquista spagnola del Messico e la volontà di “restituire” il favore, attraverso un’invasione consensuale. Circa 160 compas sbarcheranno nel continente europeo a partire da giugno ed è loro intenzione percorrere con una lunga visita, Gira in castellano, gli angoli del nostro continente, portando la testimonianza di chi ha saputo resistere e ribellarsi alla colonizzazione, senza piangersi addosso, ma con dignità e rabbia, costruendo un nuovo mondo pezzo per pezzo. La loro volontà è quella di conoscere quanti qui, in basso e a sinistra, lottano – anche se in modi molto diversi dai loro.
A partire da gennaio 2021 in Sardegna, dopo una lettera simile a quella che state leggendo, si è formato un coordinamento aperto per promuovere l’arrivo sull’isola dei/delle compas. Abbiamo scritto direttamente a loro, ricevendo risposta positiva e vedendo inserito il nome della nostra terra nella lista dei 30 paesi che verranno toccati dalla Gira. Abbiamo inoltre firmato e tradotto in sardo campidanese la Dichiarazione per la Vita, l’atto politico con cui i compas hanno parlato del senso e esplicitato l’impegno che comporta l’aderire a questa impresa storica. Nel mese di maggio una prima parte di questa delegazione è partita in nave dal Messico, e nei giorni in cui scriviamo questa lettera la prima delegazione è sbarcata nelle coste della Galizia.
 
Chi siamo?
Siamo un coordinamento di persone che vivono in diversi luoghi della Sardegna, dal nord, al centro, al sud dell’isola. Molti e molte di noi si conoscevano già, altrə si sono incontratə per la prima volta in questa occasione. La nostra prospettiva, sin dal principio, è stata quella di creare una struttura che permettesse ai diversi territori di coordinarsi tra di loro in vista di uno sforzo comune per la realizzazione della gira dei/delle compas zapatiste, il coordinamento dunque come un momento di incontro e un percorso in cui non ci siano cappelli politici nè un gruppo dirigente, ma in cui le realtà mantengano la loro autonomia e prendano accordi vincolanti tuttə insieme durante le assemblee pubbliche che organizziamo. 
Per questo, semplicemente, il nome che abbiamo scelto è Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021 – Sardigna zapatista (Coordinamento sardo per l’accoglienza degli zapatisti, 2021). Facciamo parte a nostra volta, e sin dal principio della sua costituzione, di un coordinamento ancora più grande cioè LAPAZ (Libera assemblea pensando/praticando l’autonomia zapatista) attraverso cui tanti territori della penisola stanno cercando di coordinarsi, tanto in una prospettiva di senso quanto di messa in comune dell’organizzazione che questo storico momento richiederà. Per rispondere all’adesione a Lapaz, all’interno del coordinamento son nati diversi percorsi: quello legato all’autofinanziamento, quello di autoformazione rispetto ai temi dello zapatismo e della resistenza sarda, quello femminista, quello legato alla comunicazione con relatà amiche e vicine, e diffuzione delle tematiche zapatiste. 
Veniamo da percorsi di vita, di pensiero e di azione diversi fra di loro. Alcun@ di noi fanno parte di collettivi, associazioni, comitati, movimenti, partiti e progetti rurali, altrə non fanno parte di nessun gruppo formale ma sono comunque connessi alla realtà locale da reti di amicizia, vicinato e impegno sociale.
Dentro al coordinamento c’è chi fa parte del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, chi si occupa di riappropriazione della salute o di educazione autonoma, di arti sceniche, di riappropriazione della cultura e della lingua sarda, di lotta contro l’emarginazione e emancipazione delle comunità migranti, chi dei comitati contro la fabbrica di bombe RWM, chi si occupa di canto popolare, chi si impegna in spazi sociali di quartiere, chi fa parte di percorsi transfemministi, LGBTQ+ e legge la realtà in chiave intersezionale, chi si batte contro la crudeltà del sistema carcerario, chi è indipendentista, chi comunista, chi libertario, chi anarchico, chi si prefigge di non mettersi etichette per definirsi politicamente. Insomma, non ci manca l’eterogeneità … e tutti e tutte quante siamo accomunate dal riconoscere nella resistenza e ribellione zapatista una fonte d’ispirazione da cui far sorgere domande e attraverso cui guardarci allo specchio per interrogarci sul punto del cammino in cui è la nostra lotta: per la riappropriazione dei corpi, delle comunità, della nostra storia, della terra, dell’acqua, degli alberi che stanno terminando, di una vita degna e di un mondo che contenga molti mondi.
 
Cosa ci piacerebbe fare
Le proposte su quello che vorremmo organizzare qualora sbarcassero qui sono diverse: da momenti di confronto sulla riappropriazione degli ambiti di vita, dei corpi e del governarsi, al racconto delle diverse lotte da cui veniamo, fino a momenti conviviali e di festa dove vengano messe al centro le arti, il canto, la danza e la poesia.
Ad oggi non sappiamo ancora se, quando arriveranno e per quanto tempo si fermeranno, perciò in questo momento ci sembra importante dedicarci al percorso che ci porterà a questo momento di incontro e conoscenza reciproca. 
 
Come vogliamo farlo
Pensiamo che sia fondamentale organizzare momenti di avvicinamento in cui confrontarci, far conoscere l’esperienza zapatista e riflettere su cosa può accomunare la nostra storia con la loro a partire dal processo di colonizzazione e di distruzione della cultura e dell’economia delle comunità sarde. L’accoglienza della delegazione zapatista, se ben costruita e partecipata, potrebbe dare un impulso alle lotte e alla costruzione di progettualità dal basso in Sardegna.
Per riuscire a realizzare questo percorso, qualora arrivassero qui, sarà inoltre necessario avere risorse a disposizione per poter sostenere i costi di viaggi, iniziative pubbliche, spostamenti, biglietti di ritorno verso gli altri territori e il Messico etc: abbiamo già attivato tanti percorsi di autofinanziamento ma ancora tanto ci manca per poter immaginare di dare solida sostenibilità a questa prospettiva.
 
Perché pensiamo che questo incontro sia importante
Perchè pensiamo che lo zapatismo con le sue pratiche e le sue parole semplici ponga tante domande ai territori e i movimenti di questa parte del mondo e quindi anche a noi.
Il loro percorso ha messo al centro la necessità del sapersi riconoscere e coordinare tra diversi, anziché ricorrere alla centralizzazione operata da avanguardie. La costruzione dell’autonomia zapatista, attraverso la costituzione dei 3 livelli di autogoverno (che racchiudono comunità, municipi e regioni), suggerisce la vitalità di un mondo in cui il potere non viene preso, ma bensì disperso e ricostruito in basso.
La realizzazione di un sistema di educazione autonomo attraverso cui riappropriarsi della propria cultura negata e di case della salute accessibili a tuttə indicano che, usando le loro stesse parole, non basta ribellarsi, bisogna anche resistere. Ne consegue che le lotte non possono fermarsi ai NO, cioè opporci a ciò che ci schiaccia, ma hanno bisogno anche dei SI, cioè di costruire nel qui ed ora, secondo un nostro calendario, il mondo che desideriamo, un mondo che contenga molti mondi.
 
Come aderire al coordinamento?
Nell’assemblea tenutasi il 19 giugno alle fonti di Zinnuri (Bauladu), è stata definita la modalità di adesione e partecipazione al coordinamento. Si è scelto di mantenere l’assemblea del coordinamento come momento decisionale centrale in cui la partecipazione rimane a titolo personale. Pensiamo che ogni persona possa portare il proprio punto di vista e farsi voce di chi dal proprio territorio o gruppo di provenienza non può partecipare, ma escludiamo la partecipazione delle organizzazioni (associazioni, partiti, collettivi, etc.) in quanto tali, attraverso i loro portavoce, alle assemblee. Questa scelta si fonda sull’esempio zapatista della costruzione del consenso dal basso, attraverso il confronto tra pari. Riteniamo comunque fondamentale l’apporto di tutte le organizzazioni che vorranno sostenere il Coordinamento, sia con la partecipazione attiva dei loro membri che con un impegno logistico, economico, morale o di qualsiasi altra natura. 
Per questo motivo sarà possibile per le organizzazioni entrare a far parte della lista dei sostenitori del coordinamento:
Cosa comporta l’adesione alla lista di “supporto”? 
• L’impegno a sottoscrivere ad aderire politicamente il documento Declaraciòn por la vida, del quale diamo nuovo invito alla lettura al link: 
• Inviare l’adesione con il nome del gruppo, movimento, collettivo, partito, etc e il luogo di origine, alla mail del cooridnamento – zapatistasinsardigna2021@riseup.net – così che venga aggiunta alla lista dei sostenitori, che comparirà pubblicamente nel blog del coordinamento http://sardignazapatista.noblogs.org/.
 
• L’impegno in un percorso collettivo di costruzione dell’incontro in Sardegna, in cui tutte le realtà sarde che sostengono la Gira si coordinino a livello politico e pratico e convergano nel tempo e nello spazio, in una iniziativa unica, in cui ognuno possa sentirsi ampiamente rappresentato nei propri temi e nei propri desideri. Perciò si invita alla partecipazione e alla presenza alle assemblee, o a inviare per iscritto dichiarazione di intenti.  
Come sostenere il percorso de la Gira zapatista in Sardegna?
In base alle vostre possibilità! Leggendo e sottoscrivendo la Dichiarazione per la Vita e gli altri comunicati zapatisti, aderendo a nome della propria organizzazione alla lista di supporto, unendovi al coordinamento attraverso l’iscrizione alla mailing list (semplicemente inviando una e-mail all’indirizzo: zapatistasinsardigna2021@riseup.net); partecipando alle assemblee di coordinamento, che si fanno quasi sempre in centro Sardegna – o alle assemblee territoriali a Cagliari, Sassari, Nuoro e altrove o organizzandone una nei vostri territori!; mettendo a disposizione esperienza e competenze; aiutandoci a spargere la voce e mettendoci in contatto con altre realtà che possano essere interessate alla Gira; continuando a darci supporto nelle prossime iniziative che troverete pubblicate su fb e nel blog; sostenendoci negli autofinanziamenti o facendo una donazione (anche eventualmente in materiali) per i banchetti di autofinanziamento; o più semplicemente continuare a fare ciò che avete fatto sin’ora: mettere al centro della vita la lotta per la riappropriazione della terra, dei corpi, dei beni comuni, delle nostre comunità, delle attività lavorative tradizionali e non, della nostra storia, della nostra salute, dei nostri canti e delle nostre danze, per scegliere il nostro mondo, facendolo con ancora più intensità e più forza!  
 
Vi aspettiamo, 
con i cuori aperti, le maniche rimboccate e i piedi ben posati sulla terra. 
Un caro saluto!
 
Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021 – Sardigna zapatista
 
 
CONTATTI E INFO: 
Fb: Sardigna Zapatista
E-mail: zapatistasinsardigna2021@riseup.net
 

Il Viaggio per la Vita: PER FARE COSA?

Il Viaggio per la Vita: PER FARE COSA?

Giugno 2021

Una precisazione: molte volte, quando usiamo il termine «los zapatistas – gli zapatisti» – non ci riferiamo agli uomini ma ai popoli zapatisti. E quando usiamo «las zapatistas» – le zapatiste – non definiamo le donne, ma le comunità zapatiste. Dunque, troverai questo «salto» di genere nelle nostre parole. Quando ci riferiamo al genere, aggiungiamo sempre «otroa» per indicare l’esistenza e la lotta di coloro che non sono né uomini né donne (e che la nostra ignoranza in materia ci impedisce di definire – ma impareremo a nominare tutte le differenze -).

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Ora, la prima cosa che devi sapere o capire è che noi zapatisti quando facciamo qualcosa, per prima cosa ci prepariamo al peggio. Partiamo da un finale di fallimento e, in senso opposto, ci prepariamo ad affrontarlo o, nel migliore dei casi, ad evitarlo.

Ad esempio, immaginiamo di essere attaccati, i massacri di rigore, il genocidio travestito da moderna civilizzazione, lo sterminio totale. E ci prepariamo a queste possibilità. Ebbene, per il 1° gennaio 1994 non immaginammo la sconfitta, la prendemmo come una certezza.

Ad ogni modo, forse questo ti aiuterà a capire perché inizialmente eravamo stupiti, titubanti e confusi nell’improvvisare quando, dopo tanto tempo, lavoro e preparazione alla rovina, ci siamo ritrovati… vivi.

È da questo scetticismo che nascono le nostre iniziative. Alcune piccole, altre più grandi, tutte un delirio; le nostre convocazioni sono sempre rivolte «all’altro», a ciò che va molto oltre il nostro orizzonte quotidiano, ma che riteniamo qualcosa di necessario nella lotta per la vita, cioè nella lotta per l’umanità.

Con questa iniziativa o scommessa o delirio o follia, per esempio, nella sua versione marittima ci siamo preparati al Kraken, ad una tempesta o una balena bianca che avrebbe fatto naufragare l’imbarcazione, ecco perché abbiamo costruito i cayucos – che hanno viaggiato con lo Squadrone 421 su La Montaña fino a Vigo, Galizia, Stato Spagnolo, Europa -.

Ci siamo preparati anche a non essere i benvenuti, per questo prima abbiamo chiesto il consenso per l’invasione, cioè la visita… Beh, di essere i «benvenuti» non siamo ancora del tutto sicuri. Per più di una, uno, unoa, la nostra presenza è a dir poco inquietante, quando non francamente dirompente. E lo capiamo, può darsi che qualcuno, dopo più di un anno di confinamento, trovi quantomeno inopportuno che un gruppo di indigeni di radice maya, molto poca cosa in quanto a produttori e consumatori di merci (elettorali e non), voglia parlare di persona. Di persona! (ricordi che questo prima faceva parte della tua quotidianità?). E, che inoltre, abbia come missione principale quella di ascoltarti, riempirti di domande, condividere incubi e, naturalmente, sogni.

Ci siamo preparati che i malgoverni, da una parte e dall’altra, impediscano o ostacolino la nostra partenza e il nostro arrivo, per questo alcun@ zapatisti erano già in Europa… Opps, non avrei dovuto scriverlo, cancellatelo. Sappiamo che il governo messicano non porrà ostacoli. Resta da vedere cosa diranno e faranno gli altri governi europei – Portogallo e Stato Spagnolo non si sono opposti -.

Ci siamo preparati al fallimento della missione, cioè che diventi un evento mediatico e, quindi, fugace e irrilevante. Per questo accettiamo anzitutto gli inviti di chi vuole ascoltare e parlare, cioè conversare. Perché il nostro obiettivo principale non sono gli eventi di massa – anche se non li escludiamo -, ma lo scambio di storie, conoscenze, sentimenti, valutazioni, sfide, fallimenti e successi.

Ci siamo preparati alla caduta dell’aereo, motivo per cui abbiamo realizzato dei paracadute con ricami colorati affinché invece di un «D-Day» in Normandia (oh, oh, questo significa che lo sbarco aereo sarebbe in Francia?… eh?… a Parigi?!), sia un «Z-Day» per l’Europa del basso, e sembrerà allora che dal cielo piovano fiori come se Ixchel, dea madre, dea arcobaleno, ci accompagni e, con la sua mano e con il suo volo, apra un secondo fronte all’invasione. E più sicuro perché ora, grazie alla Galizia del basso, lo Squadrone 421 è riuscito a installare una testa di ponte nelle terre di Breogán.

In breve, ci prepariamo sempre a fallire… e a morire. Ecco perché la vita, per lo zapatismo, è una sorpresa che va celebrata tutti i giorni, a tutte le ore. E cosa altro c’è di meglio se non con balli, musica, arti.

In tutti questi anni abbiamo imparato molte cose. Forse la cosa più importante è rendersi conto di quanto siamo piccoli. E non intendo altezza e peso, ma la dimensione del nostro impegno. I contatti con persone, gruppi, collettivi, movimenti e organizzazioni di diverse parti del pianeta ci hanno mostrato un mondo diverso, molteplice e complesso. Ciò ha rafforzato la nostra convinzione che ogni proposta di egemonia e di omogeneità non solo è impossibile, ma è soprattutto criminale.

Perché i tentativi – non di rado nascosti dietro nazionalismi di cartapesta nelle vetrine dei centri commerciali della politica elettorale – di imporre modi e sguardi sono criminali perché cercano di sterminare differenze di ogni genere.

L’altro è il nemico: differenza di genere, razza, identità sessuale o asessuale, lingua, colore della pelle, cultura, credo o miscredenza, concezione del mondo, fisico, stereotipo di bellezza, storia. Contando tutti i mondi che ci sono nel mondo, ci sono praticamente tanti nemici, reali o potenziali, quanti sono gli esseri umani.

E potremmo dire che quasi ogni dichiarazione di identità è una dichiarazione di guerra contro il diverso. Ho detto «quasi» e, in quanto zapatisti, ci aggrappiamo a questo «quasi».

-*-

Secondo le nostre modalità, i nostri calendari e la nostra geografia, siamo giunti alla conclusione che l’incubo può sempre peggiorare. La pandemia di «Coronavirus» non è l’apocalisse. È solo il suo preludio. Se i media e i social volevano rassicurarci, prima, “informando” sull’estinzione di un ghiacciaio, un terremoto, uno tsunami, una guerra in qualche parte lontana del pianeta, l’omicidio di un altro indigeno da parte dei paramilitari, una nuova aggressione contro la Palestina o il popolo mapuche, la brutalità del governo in Colombia e Nicaragua, le immagini dei campi di detenzione per migranti che vengono da un altro luogo, da un altro continente, da un altro mondo, convincendoci così che questo “succede da un’altra parte”, in poche settimane, la pandemia ha dimostrato che il mondo può essere solo una piccola parrocchia egoista, sciocca e vulnerabile. I diversi governi nazionali sono le cosche che vogliono controllare, con la violenza “legale”, una strada o un quartiere, ma il “capo” che controlla tutto è il capitale.

Ad ogni modo, si sta preparando il peggio. Ma questo lo sapevi già, vero? E se no, allora è ora che tu lo sappia. Perché, oltre a cercare di convincerti che sofferenze e disgrazie saranno sempre estranee (fino a quando non smettono di essere tali e si siedono alla tua tavola, turbandoti il sonno e lasciandoti senza lacrime), ti dicono che il modo migliore per affrontare queste minacce è individualmente.

Questo male si evita allontanandosi da esso, costruendo il tuo mondo a tenuta stagna e rendendolo sempre più angusto fino a che c’è spazio solo per “io, mio, me, con me”. E per questo, ti offrono “nemici” a modo, sempre con un fianco debole e che è possibile sconfiggere acquistando, ascolta bene, questo prodotto che, guarda che coincidenza, per questa unica occasione in offerta e puoi acquistarlo e riceverlo sulla porta del tuo bunker in poche ore, giorni … o settimane, perché la macchina ha scoperto, oh sorpresa, che il reddito dipende anche dalla circolazione della merce e che, se questo processo si ferma o rallenta, la bestia soffre… cosicché è business anche la sua distribuzione e ripartizione.

Ma, in quanto zapatisti, abbiamo studiato e analizzato. E vogliamo confrontare le conclusioni a cui siamo giunti con scienziati, artisti, filosofi e analisti critici di tutto il mondo.

Ma non solo, anche e soprattutto con coloro che, nelle loro lotte quotidiane, hanno subito e avvertito le disgrazie a venire. Perché, per quanto riguarda il sociale, teniamo in grande considerazione l’analisi e la valutazione di chi rischia la pelle nella lotta contro la macchina, e siamo scettici nei confronti di chi, dal punto di vista esterno, opina, valuta, consiglia, giudica e condanna o assolve.

Ma, attenzione, riteniamo che questo sguardo critico “outsider” sia necessario e vitale, perché ci permette di vedere cose che non si vedono nel vivo della lotta e, attenzione, contribuisce alla conoscenza della genealogia della bestia, delle sue trasformazioni e del suo funzionamento.

In ogni caso, vogliamo parlare e, soprattutto, ascoltare chi si mette in mezzo. E non ci interessa il suo colore, taglia, razza, sesso, religione, militanza politica o percorso ideologico, se questo coincide con il ritratto fedele della macchina assassina.

E se, quando parliamo del criminale, qualcuno lo identifica con il fato, la sfortuna, «l’ordine naturale delle cose», il castigo divino, la pigrizia o l’incuria, lì non ci interessa ascoltare o parlare. Per queste spiegazioni basta guardare le soap opera e andare sui social in cerca di conferme.

Cioè, crediamo di aver stabilito chi è il criminale, il suo modus operandi e il crimine stesso. Queste 3 caratteristiche si sintetizzano in un sistema, cioè in un modo di rapportarsi all’umanità e alla natura: il capitalismo.

Sappiamo che è un crimine in corso e che il suo perseguimento sarà disastroso per il mondo intero. Ma non è questa la conclusione che ci interessa corroborare, no.

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Perché sembra che, anche studiando e analizzando, abbiamo scoperto qualcosa che può o no essere importante. Dipende.

Supponendo che questo pianeta sarà annientato, almeno per come lo percepiamo adesso, abbiamo studiato le possibili opzioni.

Cioè, la nave affonda e lassù dicono che non succede nulla, che è qualcosa di passeggero. Sì, come quando la petroliera Prestige naufragò al largo delle coste europee (2002) – la Galizia fu la prima testimone e vittima – e le autorità imprenditoriali e governative dissero che erano state sversate solo poche gocce di carburante. Il disastro non è stato pagato né dal Boss, né dai suoi sgherri e caporali. L’hanno pagato, e continuano a pagare, gli abitanti che vivono di pesca su quelle coste. Loro e i loro discendenti.

E per «Nave» intendiamo il pianeta omogeneizzato da un sistema: il capitalismo. Certo, potranno dire che «questa non è la nostra nave», ma il naufragio in corso non è solo di un sistema, ma del mondo intero, completo, totale, anche l’angolo più remoto e isolato, e non solo dei suoi centri di Potere.

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Capiamo che qualcuno pensi, e agisca di conseguenza, che è ancora possibile rattoppare, rammendare, dipingere un po’ qua e là, rimodellare l’imbarcazione. Tenerla a galla anche vendendo la fantasia che siano possibili megaprogetti che non solo non annientano intere popolazioni, ma anche che non colpiscano la natura.

Che ci sono persone che pensano che basti essere molto determinate e darci dentro con il maquillage (almeno fino a quando non passano le elezioni). E che credono che la migliore risposta al reclamo di «Mai più» – che si ripete in tutti gli angoli del pianeta -, siano promesse e denaro, programmi politici e denaro, buone intenzioni e denaro, bandiere e denaro, fanatismo e denaro. Che credano davvero che i problemi del mondo si riducano alla mancanza di denaro.

E il denaro ha bisogno di strade, grandi progetti di civilizzazione, hotel, centri commerciali, fabbriche, banche, manodopera, consumatori, … polizie ed eserciti.

Le cosiddette «comunità rurali» sono classificate come «poco sviluppate» o «arretrate» perché la circolazione del denaro, cioè delle merci, è inesistente o molto limitata. Non importa che, ad esempio, il loro tasso di femminicidi e violenze di genere sia inferiore rispetto a quello delle città. I successi dei governi si misurano dal numero di aree distrutte e ripopolate da produttori e consumatori di merci, grazie alla ricostruzione di quel territorio. Dove prima c’era un campo di grano, una sorgente, un bosco, ora ci sono alberghi, centri commerciali, fabbriche, centrali termoelettriche, … violenza di genere, persecuzione della differenza, narcotraffico, infanticidi, tratta di esseri umani, sfruttamento, razzismo, discriminazione. In breve: c-i-v-i-l-i-z-z-a-z-i-o-n-e.

L’idea è che la popolazione contadina diventi una dipendente di questa «urbanizzazione». Continuerà a vivere, lavorare e consumare nella sua località, ma il proprietario di tutto ciò che la circonda è un conglomerato industriale-commerciale-finanziario-militare la cui sede è nel cyberspazio e per il quale quel territorio conquistato è solo un puntino sulla mappa, una percentuale di profitto, una merce. E il vero risultato sarà che la popolazione originaria dovrà migrare, perché il capitale arriverà con propri dipendenti “qualificati”. La popolazione originaria dovrà irrigare giardini e pulire parcheggi, locali e piscine dove prima c’erano campi, boschi, coste, lagune, fiumi e sorgenti.

Ciò che si nasconde è che, dietro le espansioni (“guerre di conquista”) degli Stati – siano esse interne (“incorporando più popolazione alla modernità”), sia esterne con alibi diversi (come quello del governo israeliano nella sua guerra contro la Palestina) – c’è una logica comune: la conquista di un territorio da parte della merce, cioè del denaro, cioè del capitale.

Ma capiamo che queste persone, per diventare il cassiere che amministra i pagamenti e i ricavi che danno vita alla macchina, formano partiti politici elettorali, fronti – ampi o ristretti – per disputare l’accesso al governo, alleanze e rotture «strategiche», e tutte le sfumature in cui sono impegnati lavoro e vite che, dietro piccoli successi, nascondono grandi fallimenti. Una piccola legge lì, un interlocuzione ufficiale qui, una nota giornalistica lì, un tuit qua e là, un like là, tuttavia, per fare un esempio di un crimine globale in corso, i femminicidi sono in aumento. Nel frattempo la sinistra sale e scenda, la destra sale e scende, il centro sale e scende. Come cantava l’indimenticabile malagueña Marisol, «la vita è una lotteria«: tutti (di sopra) vincono, tutti (di sotto) perdono.

Ma la «civilizzazione» è solo un fragile alibi per la distruzione brutale. Il veleno si diffonde (non più dalla Prestige – o non solo da quella nave -) e l’intero sistema sembra voler avvelenare ogni angolo del pianeta, perché distruzione e morte sono più redditizie che fermare la macchina.

Siamo sicuri che potrai aggiungere molti altri esempi. Indicatori di un incubo irrazionale, tuttavia, attivo.

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Quindi, per diversi decenni ci siamo concentrati sulla ricerca di alternative. La costruzione di zattere, cayucos, lance e anche imbarcazioni più grandi (la 6a come improbabile arca), ha un orizzonte ben definito. Da qualche parte si dovrà sbarcare.

Abbiamo letto e riletto. Abbiamo studiato e continuiamo a farlo. Abbiamo fatto analisi prima e ora. Abbiamo aperto il nostro cuore e il nostro sguardo non alle ideologie attuali o passate di moda, ma alle scienze, alle arti e alle nostre storie di popoli originari. Con queste conoscenze e strumenti, abbiamo scoperto che esiste, in questo sistema solare, un pianeta che potrebbe essere abitabile: il terzo del sistema solare e che, fino ad ora, compare nei libri scolastici e scientifici con il nome di «La Terra». Per ulteriori riferimenti, si trova tra Venere e Marte. Cioè, secondo certe culture, sta tra l’amore e la guerra.

Il problema è che questo pianeta è ormai un cumulo di macerie, veri incubi e orrori tangibili. Poco è rimasto in piedi. Anche la cortina che nasconde la catastrofe è strappata. Allora, come posso dirtelo? Il problema non è conquistare quel mondo e godere dei piaceri dei vincitori. È più complicato e richiede, sì, uno sforzo mondiale: bisogna rifarlo.

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Ora, secondo le grandi produzioni cinematografiche hollywoodiane, l’uscita dalla catastrofe mondiale (sempre qualcosa di esterno – alieni, meteore, pandemie inspiegabili, zombie simili a candidati a qualche carica pubblica -) è il prodotto dell’unione di tutti i governi del mondo (guidati dai gringos)… o, peggio, dal governo degli Stati Uniti sintetizzato in un individuo, o individua (perché la macchina ha imparato che la farsa deve essere includente), che può avere le caratteristiche razziali e di genere politicamente corrette , ma che sul petto porta il marchio dell’Idra.

Ma, lungi da queste finzioni, la realtà ci mostra che tutto è business: il sistema produce la distruzione e ti vende i biglietti per fuggire da esso… nello spazio. E sicuramente, negli uffici delle grandi corporazioni, ci sono brillanti progetti di colonizzazione interstellare… con proprietà privata dei mezzi di produzione inclusa. In altre parole, il sistema viene traslato, nella sua interezza, su un altro pianeta. “All included” si riferisce a chi lavora, a chi vive sopra coloro che lavorano e al suo rapporto di sfruttamento.

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A volte non si limitano a guardare allo spazio. Il capitalismo «verde» si batte per le aree «protette» del pianeta. Bolle ecologiche dove la bestia può rifugiarsi mentre il pianeta guarisce dai morsi (il che richiederebbe solo pochi milioni di anni).

Quando la macchina parla di «un nuovo mondo» o «di umanizzazione del pianeta», pensa ai territori da conquistare, spopolare e distruggere, per poi ripopolare e ricostruire con la stessa logica che ora tiene il mondo di fronte al baratro, sempre pronta a fare il passo avanti che richiese il progresso.

Potresti pensare che non sia possibile che qualcuno sia così imbecille da distruggere la casa in cui vive. «La rana non beve tutta l’acqua della pozza in cui vive«, dice un proverbio del popolo originario Sioux. Ma se intendi applicare la logica razionale al funzionamento della macchina, non capirai (beh, nemmeno la macchina). Le valutazioni morali ed etiche non servono a niente. La logica della bestia è il profitto. Certo, ora ti chiederai come sia possibile che una macchina irrazionale, immorale e stupida governi i destini di un intero pianeta. Ah, (sospiro), è nella sua genealogia, nella sua stessa essenza.

Ma, tralasciando l’impossibile esercizio di dotare di razionalità l’irrazionale, arriverai alla conclusione che è necessario distruggere questa mostruosità che non è diabolica. Purtroppo è umana.

E, naturalmente, tu studi, leggi, confronti, analizzi e scopri che ci sono ottime proposte per uscirne. Da quelle che propongono trucco e parrucco, a quelle che consigliano lezioni di morale e logica per la bestia, passando per nuovi o vecchi sistemi.

Sì, ti capiamo, la vita fa schifo ed è sempre possibile rifugiarsi in quel cinismo così sopravvalutato sui social network. Diceva il compianto SupMarco: «la cosa brutta non è che la vita fa schifo, ma che ti costringano a mangiarla e si aspettano pure che tu l’apprezzi«.

Ma supponi di no, che tu sappia che, in effetti, la vita fa schifo, ma la tua reazione non sia quella di chiuderti in te stesso (o nel tuo «mondo», che dipende dal numero dei tuoi «follower» sui social network di adesso e a venire). E poi decidi di abbracciare, con fede, speranza e carità, alcune delle opzioni che ti vengono presentate. E scegli la migliore, la più grande, la più famosa, quella vincente… o quella che ti è vicina.

Grandi progetti di nuovi e vecchi sistemi politici. Ritardi impossibili dell’orologio della storia. Nazionalismi sciovinisti. Futuri condivisi in forza di tale opzione che prende il Potere e ci rimane fino a quando tutto non sarà risolto. Il tuo rubinetto perde? Vota per tizio. Schiamazzi nel quartiere? Vota per caio. Il costo dei trasporti, del cibo, delle medicine, dell’energia, delle scuole, dell’abbigliamento, dell’intrattenimento, della cultura è aumentato? Hai paura dell’immigrazione? Ti senti a disagio con persone dalla pelle scura, credi diversi, lingue incomprensibili, stature e carnagioni diverse? Vota per…

C’è anche chi non si discosta dall’obiettivo, ma dal metodo. E poi ripete da sopra ciò che criticava da sotto. Con disgustosi contorsionismi e argomentando strategie geopolitiche, si appoggia a chi si ripete nel crimine e nella stupidità. Si chiede che i popoli sopportino le oppressioni a beneficio della «correlazione internazionale di forze e l’ascesa della sinistra nell’area». Ma il Nicaragua non è Ortega-Murillo e la bestia non ci metterà molto a capirlo.

In tutte queste grandi offerte di soluzioni nel mortale supermercato del sistema, molte volte non si dice che si tratta della brutale imposizione di un’egemonia, e di un decreto di persecuzione e morte a ciò che non è omogeneo al vincitore.

I governi governano per i loro seguaci, mai per quelli che non lo sono. Le star dei social network alimentano i loro seguaci, anche a costo di sacrificare l’intelligenza e la vergogna. E il «politicamente corretto» ingoia rospi, dopo aver divorato chi consiglia la rassegnazione «per non beneficiare il nemico principale».

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Lo zapatismo è la grande risposta, un’altra, ai problemi del mondo?

No. Lo zapatismo è tante domande. E la più piccola può essere la più inquietante: E tu, che fai?

Di fronte alla catastrofe capitalista, lo zapatismo propone un vecchio-nuovo sistema sociale idilliaco e con esso ripete le imposizioni di egemonie ed omogeneità ora «buone»?

No. Il nostro pensiero è piccolo come noi: sono gli sforzi di ciascuno, nella sua geografia, secondo il suo calendario e i suoi modi, che consentiranno, forse, di liquidare il criminale e, contemporaneamente, rifare tutto. E tutto vuol dire tutto.

Ognuno, secondo il proprio calendario, la propria geografia, la propria strada, dovrà costruire il proprio percorso. E, come noi popoli zapatisti, inciamperà e si rialzerà, e ciò che costruirà avrà il nome che avrà voglia di avere. Sarà solo diverso e migliore di ciò che abbiamo subito prima, e di ciò che patiamo attualmente, se riconosce l’altro e lo rispetta, se rinuncia a imporre il suo pensiero sul diverso e se finalmente si rende conto che ci sono molti mondi e che la loro ricchezza nasce e risplende nella loro differenza.

È possibile? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che, per scoprirlo, si deve lottare per la Vita.

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Allora, cosa veniamo a fare in questo Viaggio per la Vita se non aspiriamo a dettare strade, rotte, destinazioni? Cosa, se non cerchiamo adesioni, voti, likes? Cosa, se non andiamo a giudicare e condannare o assolvere? Cosa, se non invitiamo al fanatismo per un nuovo-vecchio credo? Cosa, se non vogliamo passare alla Storia e occupare una nicchia nel pantheon ammuffito dello spettro politico?

Ebbene, ad essere onesti in quanto zapatisti: non solo verremo a confrontare le nostre analisi e conclusioni con l’altro che lotta e pensa criticamente.

Veniamo a ringraziare l’altro per la sua esistenza. Ringraziare per gli insegnamenti che ci hanno dato la sua ribellione e resistenza. Veniamo a consegnare il fiore promesso. Abbracciare l’altro e gli diremo all’orecchio che non è solo, sola, soloa. Veniamo a sussurrargli che valgono la pena la resistenza, la lotta, il dolore per chi non c’è più, la rabbia per il criminale impunito, il sogno di un mondo non perfetto, ma migliore: un mondo senza paura.

E anche, e soprattutto, veniamo a cercare complicità… per la vita.

SupGaleano

Giugno 2021, Pianeta Terra


Culurgiones Rebeldes! Piccolo resoconto del Laboratorio

Venerdì 11 si è svolto il primo laboratorio per finanziare la Gira zapatista, organizzato dal territorio di Sassari. L’idea che ci ha mossə è stata quella di sensibilizzare alle tematiche dello zapatismo, attraverso attività che avrebbero dato impulso e linfa all’autogoverno locale, alla riappropriazione dei saper fare tradizionali, al sostegno e valorizzazione delle filiere locali lontane dalla logica coloniale e capitalista, alla messa in rete di individualità e gruppi, per la ritessitura del nostro territorio in lotta.

Abbiamo optato, grazie alla disponibilità e alla generosità di una compagna e un compagno che hanno tra le mani questo sapere antico e moderno allo stesso tempo, di fare un laboratorio di una delle paste più deliziose e straordinarie della nostra isola: i culurgiones. La ricetta usata è quella di Villagrande strisaili, le materie prime con cui abbiamo fatto impasto e ripieno sono frutto di filiera corta, il rimacinato di semola di grano duro Khorosan è stato offerto in sottoscrizione dall’Azienza Le orme del vento di Nulvi, il formaggio e le patate di Villagrande, l’olio buono autoprodotto nel circondario portato dalle nostre case, filiere lontane dalla logica delle erogazioni, delle quote latte, dello sfruttamento del territorio e delle genti. La nostra maestra è stata talmente brava che quasi tuttə i partecipartə hanno appreso la mistica tecnica della chiusura a spiga, realizzando, tutti insieme 500 culurgiones, come gli anni della colonizzazione spagnola del Messico, che lə compas dal Chiapas vogliono ricordare con la Gira zapatista, ribaltandone i contenuti.

Questo venerdì è stata una bellissima festa di quartiere, un incontro di grande valore umano, comassende tottu impare (impastando tutt insieme), con la gioia che deriva dal sudare e lavorare, per ottenere un obiettivo condiviso. Abbiamo anche attivato il banchetto di autofinanziamento, con libri e cd donati dalle compagnə attivə nel coordinamento, e il Caffè Rebelde, offertoci da Ya basta, per sostenere l’autofinanziamento e le attività delle macroaree aderenti a Lapaz. Potete contattarci quando volete per visionare i materiali e sottoscrivere le attività di supporto alla Gira zapatista.

L’invito è rinnovato al prossimo incontro territoriale dell’aree sassarese, che comunicheremo a breve, e per ora ci vediamo a Bauladu, sabato 19    giugno, per l’assemblea di Coordinamento!

Vi alleghiamo qualche altra foto della giornata, e il video della chiusura dsi culurgiones!

 


ASSEMBLEA DI COORDINAMENTO SABATO 19 GIUGNO

ASSEMBLEA DI COORDINAMENTO SABATO 19 GIUGNO, ORE 10:00,
FONTI DI ZINNURI – BAULADU (OR)
Con la notizia dell’arrivo dello squadrone 421 alle porte d’Europa, il nostro cammino prosegue a passo ancora più spedito!
Ci ritroviamo ancora una volta per continuare a intrecciare i fili, tessere le trame di questo nostro percorso.
Pranzo condiviso, portate piatto, posate e bicchieri!
Per maggiori info: zapatistasinsardigna2021@riseup.net


11 Giugno – Culurgiones Rebeldes!

Culurgiones Rebeldes!

Laboratorio pratico di realizzazione e di degustazione di Culurgiones

 Venerdì 11 Giugno a partire dalle ore 17:00, via S. Apollinare n.18, Sassari

Numero max di partecipanti al laboratorio: 12 persone

La quota di partecipazione è inclusiva del laboratorio pratico di realizzazione di Culurgiones, condotto da compagne e compagni figli di tradizione, e dalla degustazione dei Culurgiones accompagnata da un buon bicchiere di vino!

I partecipanti al Laboratorio che non potranno trattenersi alla degustazione porteranno a casa una deliziosa porzione di pasta fresca.

Per favore, fateci sapete se ci sono eventuali intolleranze, allergie, scelte alimentari, così da poterci organizzare per essere più inclusiv* possibile.

 

I materiali con i quali faremo i Culurgiones sono frutto di filiera corta, acquistati o offerti da aziende del territorio, lontane dalla logica delle erogazioni, delle quote latte, dello sfruttamento del territorio.

Si ringrazia l’Azienda Le orme del vento di Mirko Piras, per aver donato la farina di semola

 

L’iniziativa è di autofinanziamento a sostegno della Gira Zapatista, è organizzata dal Comitato Territoriale di Sassari di Sardigna Zapatista – Coordinamentu po s’arricida de is Zapatistas – 2021  

 


ASSEMBLEA SARDA SABATO 22 MAGGIO ORE 10

Continuano gli incontri de su Coordinamentu Sardu po s’arricida de is zapatistas!
Questa volta chiamiamo a raccolta le compagne e i compagni da tutte le latitudini della Sardegna per continuare a condividere idee e accompagnare gli zapatisti in queso lungo viaggio.
Ci incontriamo sabato 22 Maggio dalle 10 nell’oristanese.
Ci troveremo in ampio spazio verde, con il sole e con l’ombra. Consigliamo di portare pranzo al sacco, piatti, bicchieri e posate.
Come sempre vi chiediamo di contattarci in privato per avere maggiori informazioni.

Continuiamo con le assemblee territoriali

Questa settimana ci troviamo a Cagliari, Giovedì 13 maggio ore 18, in uno spazio aperto e arieggiato per aprirci alla partecipazione, aggiornarci su quanto si sta sognando di fare, e immaginare i prossimi passi da fare assieme.

Per informazioni scriveteci in privato nella pagina o mandate una mail a zapatistasinsardigna2021@riseup.net

#sardignazapatista <https://www.facebook.com/hashtag/sardignazapatista?__eep__=6&__cft__[0]=AZU5pPbhC6fUkZ72ZLPUxfAIyGTeadLIO76WVK38qMJYDykN5ETNwPMCJiuuvvgrT2G9DHjsm0AVEmD3MWodU3zUU7LWgbVxBqQiiheKLi_msdrw16QYU2uRmO-zOWqVlGyRGMfXy9FOL_5k91L93012iPzWJl81dv05Nk1dXuoSTUgQzSWaYTLIFaXUGUaZwf4-8kS9x5mZTdeyndHXxAV9&__tn__=*NK-y-R>